Sanità… proviamo a fare un po’ di chiarezza

Sanità… proviamo a fare un po’ di chiarezza

Pubblico il testo di una mozione presentata dall’On. Donata Lenzi e da me sottoscritta, che ha l’obiettivo di fare chiarezza sul tema della sanità oggi molto dibattuto.

La Camera, 
   
premesso che: 
    
secondo la nota di aggiornamento al documento di economia e finanza 2015 si prevede un rialzo, per la prima volta dal 2010, delle stime di crescita del prodotto interno lordo: in aumento dello 0,9 per cento nel 2015 e dell’1,6 per cento nel 2016 (rispettivamente contro lo 0,7 per cento e l’1,4 per cento stimato ad aprile 2015); 
    sempre secondo nota di aggiornamento al documento di economia e finanza, per la sanità le stime della spesa dal 2015 al 2019 ipotizzano un aumento annuo vicino al 2 per cento per ciascuno degli anni in esame, mentre l’incidenza sul prodotto interno lordo passa dal 6,8 del 2015 al 6,5 del 2019; per il 2016 la spesa sanitaria è stimata a 113,3 miliardi di euro: +1,9 per cento sul 2015; 
    nello specifico, per quanto riguarda la sanità, la nota di aggiornamento prende atto delle nuove misure approvate con il decreto-legge di agosto 2015 e pubblica una nuova tabella sull’evoluzione della spesa a legislazione vigente, che prevede: per il 2014 111,028 miliardi di euro, per il 2015 111,289 miliardi di euro e per il 2016 una stima pari a 113,372 miliardi di euro; 
    secondo i dati pubblicati sul sito web del Ministero della salute gli importi finali del finanziamento per gli anni 2011-2014, intesi come risultato dello stanziamento iniziale al netto di tutte le manovre intervenute successivamente fino alla legge di stabilità per 2014, risultano essere: nel 2010 pari a 106,9; nel 2011 pari a 106,905; nel 2012 pari a 107,961; nel 2013 pari a 107,004; 
    secondo l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) nel suo ultimo rapporto «Health statistics 2015», che ha mappato la spesa sanitaria dei 34 Paesi dell’organizzazione e delle economie emergenti, in Italia la spesa sanitaria pubblica e privata si assesta rispetto al prodotto interno lordo su una percentuale nel 2013 pari all’8,8 per cento, mentre quella tedesca all’11 per cento, quella francese al 10,9 per cento, quella greca e portoghese al 9 per cento prodotto interno lordo; 
    sempre secondo il rapporto dell’Ocse, «La spesa sanitaria ha continuato a ridursi in Grecia, Italia e Portogallo nel 2013. La maggior parte dei Paesi dell’Unione europea ha riferito la spesa sanitaria pro capite reale al di sotto dei livelli del 2009». Il tutto mentre, al di fuori dell’Europa, la spesa sanitaria è cresciuta di circa il 2,5 per cento l’anno dal 2010. In generale, tra tutti i Paesi in esame la spesa sanitaria è stimata essere aumentata dell’1 per cento in termini reali tra i Paesi Ocse nel 2013, dopo lo 0,7 per cento del 2012 e lo 0 per cento del 2010; 
    nonostante una diminuzione dell’investimento in sanità rispetto al prodotto interno lordo, il rapporto dell’Ocse «Reviews of health care quality: Italy 2014» evidenzia come gli indicatori di salute della popolazione italiana siano tra i migliori nell’area Ocse. L’Italia è al quinto posto tra i Paesi Ocse nell’aspettativa di vita alla nascita, 82.3 anni. I tassi di ricovero ospedaliero per asma, malattie polmonari croniche (bronco pneumopatia cronica ostruttiva) sono tra i più bassi dell’area Ocse e quelli di mortalità a seguito di ictus o infarto sono ben al di sotto della media Ocse; l’Italia ha una buona assistenza fornita ad un prezzo contenuto, 3.027 dollari pro capite: l’Italia spende, infatti, molto meno dei Paesi limitrofi, quali Austria (4.593 dollari), Francia (4.121 dollari) e Germania (4.650 dollari). Il sistema delle cure primarie ha tradizionalmente fornito un’assistenza primaria di alta qualità, come dimostrato da indicatori di qualità, come il ricovero ospedaliero evitabile; i livelli di soddisfazione del paziente sono anch’essi alti; 
    il rapporto Ocse evidenzia come l’Italia abbia fatto un passo importante verso il maggiore coordinamento e l’integrazione dell’assistenza con la «legge Balduzzi» (legge n. 189 del 2012), che incoraggia la creazione di reti di assistenza territoriale; il personale sanitario offre, nel complesso, un’assistenza di alta qualità; molte sono state le iniziative che a livello nazionale hanno costituito il quadro giuridico attraverso il quale garantire un’assistenza sanitaria di qualità: il Patto per la salute, i livelli essenziali di assistenza, il sistema nazionale di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria, il programma nazionale per la promozione permanente della qualità nel Servizio sanitario nazionale, l’Agenzia italiana del farmaco; 
    lo stesso rapporto evidenzia, però, alcune criticità come il fatto che il miglioramento della qualità e la riorganizzazione del sistema hanno assunto un ruolo secondario quando la crisi economica ha iniziato a colpire e il risanamento delle finanze è divenuto priorità assoluta, nonostante i bisogni di salute evolvano rapidamente; 
    sempre secondo il rapporto l’Italia deve confrontarsi con un crescente invecchiamento della popolazione ed un aumentato carico delle patologie croniche, che probabilmente si tradurranno in aumentati costi dell’assistenza ed ulteriore pressione sul settore delle cure primarie; attualmente il progresso verso un modello di sistema sanitario in cui la prevenzione e la gestione di tali patologie siano in primo piano è piuttosto lento; i servizi per l’assistenza di comunità, a lungo termine e di prevenzione sono poco sviluppati rispetto agli altri Paesi Ocse (l’Italia spende meno di un decimo di quanto spendono Olanda e Germania per la prevenzione; presenta la più bassa percentuale di operatori per l’assistenza a lungo termine osservabile nei Paesi dell’Ocse, in rapporto alla popolazione con 65 anni di età e oltre); 
    più fonti, oltre all’Osce, nonché il comune convincimento che la frammentarietà dei livelli decisionali, a partire dalle regioni, comporta inaccettabili disuguaglianze, fanno sì che le iniziative nazionali volte al miglioramento della qualità dell’assistenza non vengano applicate in maniera omogenea a livello regionale; c’è uno scarso coordinamento da parte delle agenzie centrali delle diverse attività regionali connesse alla qualità; sono poco sviluppate o mancano del tutto alcune strategie chiave relative alla qualità; 
    secondo l’Ocse, quindi, l’Italia si trova ad affrontare due sfide principali: la prima è quella di garantire che gli sforzi in atto per contenere la spesa in campo sanitario non vadano a intaccare la qualità quale principio fondamentale di governance; la seconda è quella di sostenere le regioni e province autonome che hanno una infrastruttura più debole, affinché possano erogare servizi di qualità pari alle regioni con le performance migliori. È necessario un approccio più solido e ambizioso al monitoraggio della qualità e al miglioramento a livello di sistema; 
    il nuovo Patto per la salute, siglato tra le regioni e lo Stato il 10 luglio 2014 ed inserito per alcune sue parti nella legge di stabilità per il 2015, testimonia l’impegno congiunto di Governo e regioni di attuare importanti e concrete misure di programmazione della spesa sanitaria, con l’obiettivo di razionalizzarla, creando spazi finanziari da reinvestire nel settore della sanità; 
    il nuovo Patto considera la salute non più come una fonte di costo, bensì come un investimento economico e sociale, delineando per questo percorsi chiari di interazione con i territori e le altre amministrazioni centrali; 
    da ultimo, proprio con l’obiettivo di ridurre ed efficientare la spesa sanitaria, il decreto-legge n. 78 del 2015, «decreto enti locali», ha previsto che con decreto del Ministero della salute, da adottare entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge, vengono individuate «le condizioni di erogabilità e le indicazioni di appropriatezza prescrittiva delle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale». Le prestazioni che non rispettano questi criteri dovranno essere pagate interamente dai cittadini. A controllare saranno gli enti del Servizio sanitario nazionale e, in caso di prescrizioni non conformi alle indicazioni fissate dal Ministero, i medici dovranno risponderne all’azienda sanitaria di riferimento e, se le giustificazioni saranno ritenute insufficienti, subiranno penalizzazioni economiche; 
    la bozza di schema del decreto ministeriale individua 208 prestazioni tra odontoiatria, radiologia, laboratorio soggette ai criteri selettivi di erogazione previsti dal decreto-legge n. 78 del 2015; 
    è generalmente condivisibile l’obiettivo di assumere il principio di appropriatezza, per cui si sottopone il paziente all’esame o all’intervento giusto per lui, sulla base delle migliori evidenze scientifiche, non di più ma neanche di meno; 
    questo obiettivo richiede un cambiamento culturale profondo, lo sviluppo di maggiore collaborazione tra i medici di medicina generale e gli specialisti, un’adeguata informazione alla popolazione, la consapevolezza da parte di tutti che il Servizio sanitario nazionale non ha risorse infinite ed è necessario usarle in modo corretto ed oculato; 
    sembra difficile, e non ci sono evidenze scientifiche, sociologiche o pedagogiche in tal senso, ottenere questi risultati usando solo la leva della sanzione,
impegna il Governo:
   al fine di una completa e corretta funzionalità del sistema sanitario nazionale, ad assumere iniziative per aumentare le risorse economiche del fondo sanitario per il 2016 già a partire dal prossimo disegno di legge di stabilità; 
   a garantire l’entrata in vigore in tempi rapidi e comunque entro la fine del 2015 dei nuovi livelli essenziali d’assistenza, nonché del nomenclatore tariffario delle protesi e degli ausili; 
   a proseguire nell’attuazione del Patto della salute firmato tra le regioni e il Governo nel luglio 2014, anche sollecitando i tavoli di lavoro insediati a portare a termine i compiti loro assegnati; 
   a proseguire sulla strada dell’appropriatezza delle prestazioni sanitarie, favorendo il cambiamento culturale, l’aggiornamento dei professionisti, nonché la collaborazione tra medici di famiglia e specialisti, rinviando, dopo un periodo di sperimentazione e di monitoraggio di due anni, la definizione delle misure sanzionatorie nei confronti dei medici che dovessero prescrivere prestazioni inappropriate; 
   a predisporre ogni iniziativa atta a sbloccare il turn-over ed a superare il precariato sia nel settore medico che in quello infermieristico. 

«Lenzi, Gelli, Miotto, Amato, Argentin, Beni, Capone, Carnevali, D’Incecco, Fossati, Mariano, Murer, Patriarca,Sbrollini, Grassi, Giuditta Pini, Amoddio, Paola Boldrini, Paola Bragantini».


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